Dal danno alla prevenzione: come il D.M. 232/2023 trasforma la gestione del rischio nelle strutture sanitarie e sociosanitarie
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Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di sicurezza delle cure e gestione del rischio clinico, ma nella pratica quotidiana molte strutture sanitarie e socio-sanitarie hanno continuato a viverla come un insieme di adempimenti normativi complessi, spesso percepiti come distanti dal lavoro operativo.
Con l’entrata in vigore del D.M. 232/2023 questo approccio si inserisce in un percorso già avviato di rafforzamento della sicurezza delle cure: la gestione del rischio non è più un’attività accessoria o puramente burocratica, ma diventa parte integrante dell’organizzazione. Il messaggio è chiaro: non è sufficiente conoscere la norma, è necessario renderla concreta, traducendola in processi quotidiani.
La sicurezza come responsabilità dell’organizzazione
Uno degli aspetti più rilevanti introdotti dal D.M. 232/2023 riguarda il passaggio da una responsabilità centrata sul singolo professionista a una responsabilità sempre più organizzativa. Questo orientamento è coerente con le indicazioni del Ministero della Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da tempo evidenziano come la sicurezza delle cure dipenda principalmente dalla qualità dei sistemi e dei processi, più che dal comportamento individuale.
In questa prospettiva, la struttura diventa il fulcro della sicurezza: deve essere in grado di progettare processi chiari, garantire un monitoraggio continuo e attivare tempestivamente azioni correttive quando emergono criticità. La sicurezza non è quindi il risultato di singole prestazioni, ma di un’organizzazione che funziona in modo integrato.
Anche il significato dell’errore cambia profondamente: non è più soltanto un evento da correggere, ma un’informazione utile per comprendere i punti deboli del sistema e migliorare i processi.
Dal vincolo normativo a un’occasione di miglioramento
Il D.M. 232/2023 rafforza alcuni elementi già propri del sistema di gestione del rischio, richiedendo alle strutture un’attenzione strutturata su attività come la raccolta e l’analisi degli eventi avversi e il monitoraggio dei near miss, trasformando questi elementi in uno strumento utile a individuare criticità e orientare la definizione di possibili soluzioni operative
Se letti solo in chiave formale, questi aspetti rischiano di trasformarsi in un adempimento amministrativo: se invece vengono interpretati come strumenti di conoscenza, diventano una leva concreta per migliorare la qualità dell’assistenza.
Il punto non è semplicemente registrare ciò che accade, ma riuscire a leggere questi eventi nel loro insieme, individuando pattern ricorrenti e criticità sistemiche. In questo senso, la normativa spinge sempre più verso un approccio basato sull’evidenza e sull’analisi dei dati.
Il ruolo centrale del dato come motore del risk management
Alla base di questo cambiamento c’è un elemento fondamentale: il dato. Senza informazioni strutturate, la gestione del rischio tende a rimanere frammentata e reattiva. Quando invece i dati vengono raccolti e interpretati in modo sistematico, diventano uno strumento concreto per prevenire gli eventi avversi e migliorare i processi interni.
Il vero salto di qualità non sta quindi nel semplice registrare ciò che accade, ma nel trasformare le segnalazioni in conoscenza utile, capace di orientare le decisioni e rafforzare la prevenzione. È proprio su questo aspetto che, nella pratica quotidiana, molte strutture incontrano le maggiori difficoltà: la gestione delle segnalazioni, l’analisi dei dati e la produzione di report richiedono continuità, metodo e strumenti adeguati.
In questo contesto, l’uso di soluzioni digitali dedicate può rappresentare un supporto concreto per rendere il processo più fluido e sostenibile. ABCrisk nasce proprio con questo obiettivo: aiutare le strutture a raccogliere in modo ordinato le segnalazioni, monitorare l’andamento degli eventi nel tempo e trasformare i dati in informazioni realmente utilizzabili nella gestione quotidiana.
In questo modo, il risk management smette di essere un’attività separata e diventa parte integrante del lavoro di tutti i giorni, rendendo la prevenzione più concreta e continuativa.
Una chiusura necessaria: dalla norma alla gestione reale del rischio
Il D.M. 232/2023 rappresenta un passaggio importante, ma il vero cambiamento si gioca nella quotidianità delle strutture. La gestione del rischio non può restare un’attività frammentata o legata alla sola risposta agli eventi: deve diventare un processo continuo, in cui ogni informazione è tracciata e ogni segnale può essere letto in modo chiaro e tempestivo.
Solo in questo modo il rischio diventa realmente governabile e non qualcosa da affrontare solo a posteriori. È qui che le strutture sono chiamate a compiere un passo ulteriore: passare da una gestione reattiva a una prevenzione strutturata, sostenuta da strumenti che rendano i processi più leggibili e controllabili.
FONTI
Regione Emilia-Romagna – Commissione Salute, Sub Area Rischio Clinico (s.d.), La funzione di gestione del rischio sanitario.
Secondo Welfare (2026), Osservatorio e analisi sulle politiche di welfare e innovazione sociale.
Ministero della Salute (2017), Legge 8 marzo 2017, n. 24 (Legge Gelli-Bianco) – Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e responsabilità professionale.
Ministero della Salute (2023), Decreto Ministeriale 15 dicembre 2023, n. 232 – Disposizioni in materia di gestione del rischio sanitario e sicurezza delle cure.
Ministero della Salute (s.d.), La sicurezza delle cure e il governo clinico.