L’importanza della prevenzione delle cadute negli anziani

Le cadute rappresentano uno dei problemi più seri nella popolazione anziana, con conseguenze spesso gravi e talvolta fatali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le cadute sono addirittura la seconda causa di morte accidentale a livello globale (oltre 646.000 decessi all’anno) e circa un terzo delle persone con più di 65 anni subisce almeno una caduta ogni anno. Prevenire le cadute non solo migliora la qualità di vita degli anziani, ma riduce anche i costi sanitari e indica una maggiore sicurezza nelle strutture socio-sanitarie che li accolgono. Infatti, un numero elevato di cadute in una RSA o casa di riposo è considerato un indicatore negativo della qualità dell’assistenza fornita. Le cadute con esito di lesioni gravi o morte rientrano tra gli eventi sentinella per il Ministero della Salute, ovvero incidenti che non dovrebbero mai accadere se vengono attuate tutte le misure di sicurezza adeguate.
Fattori di rischio
Esistono numerosi fattori di rischio che aumentano la probabilità di caduta negli anziani. Si distinguono generalmente in due categorie principali:
- Fattori intrinseci: l’età avanzata e la fragilità comportano riduzione di forza muscolare e equilibrio; spesso sono presenti patologie croniche (es. artrite, diabete, Parkinson) o disturbi cognitivi (demenza) che incidono sulla stabilità. Anche effetti collaterali di farmaci (come sedativi o antipertensivi) e precedenti episodi di caduta aumentano il rischio, creando un circolo di paura di cadere e ridotta mobilità.
- Fattori estrinseci: riguardano l’ambiente e gli ausili. Ostacoli domestici (tappeti, mobili mal posizionati, disordine), pavimenti scivolosi o irregolari, illuminazione insufficiente e assenza di corrimano o maniglie di supporto sono elementi che possono facilitare le cadute. Anche calzature inadeguate o l’uso improprio di ausili per deambulare rientrano tra i fattori estrinseci di rischio.
Interventi di prevenzione
La prevenzione delle cadute richiede un approccio multifattoriale e personalizzato, come evidenziato anche dalle più recenti linee guida internazionali. Ogni anziano a rischio dovrebbe essere sottoposto a una valutazione multifattoriale del rischio di caduta, che includa l’analisi di equilibrio e andatura, stato cognitivo, vista, uso di farmaci, presenza di osteoporosi, condizioni dell’ambiente in cui vive, ecc. Sulla base di questa valutazione, si possono implementare interventi mirati su più fronti:
- Interventi multifattoriali personalizzati: comprendono un insieme di misure adattate alla situazione individuale di ciascun anziano. Le evidenze indicano che programmi multifattoriali attuati con il coinvolgimento attivo dello staff della struttura e tarati sulle esigenze del singolo (ad es. in presenza di demenza) riducono in modo significativo sia il tasso di cadute totali sia la percentuale di persone che cadono. Questo approccio può includere, ad esempio, la revisione dei farmaci (con eventuale sospensione o sostituzione di quelli a rischio) e la correzione di deficit sensoriali (come problemi di vista o udito). È importante sottolineare che l’efficacia di tali interventi dipende dalla continuità: se alcune misure – come il programma di esercizi – non vengono proseguite nel tempo, il beneficio tende a dissiparsi.
- Interventi ambientali: migliorare la sicurezza degli ambienti in cui l’anziano vive è vitale. Ciò include la rimozione di ostacoli e del disordine, l’aggiunta di corrimano nelle scale e maniglioni nei bagni, l’installazione di pavimenti antiscivolo e un’illuminazione adeguata in tutti gli ambienti. Un recente studio Cochrane ha dimostrato che interventi di riduzione dei pericoli domestici (ad esempio eliminare tappeti sconnessi, sistemare l’illuminazione e applicare strisce antiscivolo) possono ridurre il tasso di cadute di circa il 26% negli anziani che vivono in casa, e fin quasi al 40% in quelli ad alto rischio che hanno già avuto una caduta. Nelle strutture socio-sanitarie, è altrettanto importante adattare l’ambiente: letti e sedie alla giusta altezza, dispositivi di supporto a portata di mano e una sorveglianza adeguata, soprattutto nelle ore notturne o per i pazienti confusi.
- Interventi sugli stili di vita: promuovere l’attività fisica regolare e altri comportamenti salutari è uno dei pilastri della prevenzione. Esercizi mirati di potenziamento muscolare e di miglioramento dell’equilibrio (ad esempio programmi di ginnastica dolce, Tai Chi o fisioterapia) riducono significativamente il rischio di caduta negli anziani autosufficienti e fragili. Anche in presenza di deficit cognitivi, un’attività fisica adattata può apportare benefici, purché sia svolta con continuità e sotto supervisione. Dal punto di vista nutrizionale, è importante prevenire carenze che possano favorire le cadute: la supplementazione di vitamina D è raccomandata in caso di ipovitaminosi D, poiché può contribuire a ridurre il tasso di caduta migliorando la funzione neuromuscolare. Inoltre, garantire un adeguato apporto di calcio e proteine (ad esempio attraverso l’aumento delle porzioni di latticini nella dieta, con l’aiuto di un nutrizionista) aiuta a mantenere la salute ossea e ha mostrato di diminuire sia il numero di persone che cadono sia il rischio di fratture conseguenti alle cadute.
- Educazione e formazione: non va trascurato l’aspetto educativo. Gli anziani e i loro familiari devono essere informati sui rischi di caduta e sulle misure da adottare per prevenirle. Allo stesso tempo, il personale delle strutture (medici, infermieri, fisioterapisti e operatori socio-sanitari) necessita di formazione continua sulle migliori pratiche di prevenzione e gestione delle cadute. La cultura della sicurezza deve coinvolgere tutti: dalla direzione della struttura, che deve predisporre protocolli e risorse adeguate, fino al singolo operatore, che deve applicare quotidianamente le misure preventive e segnalare potenziali pericoli.
Il ruolo del personale OSS e sanitario
Il personale di assistenza gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione quotidiana delle cadute in RSA e altre strutture per anziani. In particolare, gli Operatori Socio-Sanitari (OSS), in sinergia con gli infermieri e gli altri professionisti, possono mettere in atto diverse azioni preventive chiave:
- Valutazione continua del rischio: l’OSS, grazie alla conoscenza diretta dell’ospite, può osservare i segni di instabilità, debolezza o alterazioni cognitive dell’anziano e identificare precocemente i soggetti a maggior rischio di caduta. Ciò include raccogliere informazioni su eventuali cadute pregresse e segnalarle al team sanitario.
- Interventi sull’ambiente: il personale deve assicurarsi che gli spazi siano sicuri, eliminando prontamente eventuali ostacoli (come pavimenti bagnati, ingombri, mobilio non stabile) e verificando che l’anziano abbia sempre a portata di mano ausili ben funzionanti (deambulatore, bastone, campanello di chiamata). Piccoli adattamenti quotidiani – ad esempio regolare l’altezza del letto, mantenere l’illuminazione notturna accesa e assicurarsi che gli occhiali o le protesi acustiche siano utilizzati – possono prevenire incidenti.
- Assistenza e sorveglianza personalizzate: nelle attività quotidiane (alzata dal letto, igiene personale, deambulazione nei corridoi, ecc.) l’OSS offre supporto diretto all’anziano, prevenendo potenziali cadute con tecniche corrette di accompagnamento e trasferimento. Particolare attenzione è rivolta agli ospiti con demenza o disorientamento, che potrebbero tentare di muoversi da soli in modo pericoloso. In questi casi, strategie come la sorveglianza attiva o l’utilizzo di semplici ausili (ad esempio sensori di movimento sulle sedie o letti, ove disponibili nella struttura) possono essere valutate, restando però nell’ambito delle tecnologie già adottate dalla struttura stessa.
- Educazione e comunicazione: l’OSS può educare in modo semplice ed empatico l’anziano e i suoi familiari sulle misure di sicurezza (come alzarsi con calma, usare sempre il deambulatore, indossare calzature chiuse e antiscivolo) e sulla necessità di chiedere aiuto senza timore. Inoltre, riferisce prontamente agli infermieri o al medico qualsiasi cambiamento nello stato di salute dell’ospite (ad esempio insorgenza di vertigini, effetti di nuovi farmaci, ecc.) che potrebbe aumentare il rischio di caduta, così da permettere interventi tempestivi.
Conclusioni
La prevenzione delle cadute negli anziani è una sfida complessa che richiede un impegno coordinato e multidisciplinare. Le ultime evidenze e linee guida sottolineano l’importanza di un approccio centrato sulla persona, in cui ogni anziano a rischio viene valutato e protetto con interventi su misura. Per i direttori di strutture socio-sanitarie, investire in programmi di prevenzione delle cadute significa non solo tutelare la salute degli ospiti – riducendo tra l’altro ospedalizzazioni per fratture e traumi – ma anche migliorare gli esiti assistenziali sensibili alle cure infermieristiche e l’immagine di qualità e sicurezza della propria struttura. Ridurre il numero di cadute attraverso valutazioni multifattoriali, interventi ambientali, promozione dell’esercizio fisico e formazione del personale si traduce in anziani più autonomi e sereni, famiglie più tranquille e operatori più consapevoli. In definitiva, prevenire le cadute non è solo un obbligo deontologico e normativo, ma è soprattutto un investimento di valore umano ed economico: significa mettere al centro la dignità e il benessere della persona anziana, garantendo ambienti sicuri e cure di qualità in ogni momento della sua giornata.
Fonti
- Montero-Odasso M. et al., Age and Ageing, “World Guidelines for Falls Prevention and Management for Older Adults: A Global Initiative”, settembre 2022.
- Dyer S.M. et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, “Interventions for preventing falls in older people in care facilities”, 20 agosto 2025.
- Clemson L. et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, “Environmental interventions for preventing falls in older people living in the community”, 2023.
- National Institute for Health and Care Excellence (NICE), Linee Guida NG249, “Falls: assessment and prevention in older people and in people 50 and over at higher risk”, 29 aprile 2025.
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