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Sanità italiana : Arrivano Il Nuovo OSS e l'Assistente Infermiere

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Il 21 giugno 2025 sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale i decreti che rivoluzionano le figure di supporto infermieristico nel nostro Sistema Sanitario. Nasce ufficialmente la figura dell’Assistente Infermiere – un operatore di interesse sanitario intermedio tra l’OSS e l’infermiere – e viene contestualmente aggiornato il profilo dell’Operatore Socio-Sanitario (OSS). Queste novità mirano a fronteggiare la cronica carenza di infermieri e a rispondere ai bisogni assistenziali sempre più complessi dovuti all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle cronicità. Di seguito facciamo chiarezza su cosa cambia, quali saranno i prossimi passi e perché direttori di struttura e OSS non devono allarmarsi.

Il nuovo profilo dell’OSS: formazione potenziata e più ambiti di assistenza

Dopo oltre vent’anni, la figura dell’OSS viene ridefinita. Un decreto del 25 marzo 2025 ha aggiornato il profilo dell’operatore socio-sanitario, superando il vecchio accordo del 2001. Le principali novità riguardano la formazione: il corso per OSS avrà durata minima di 1000 ore, con maggior perso a esercitazioni pratiche e tirocinio rispetto al passato. Il percorso formativo sarà infatti più integrato (laboratori, simulazioni, tutoraggio) per garantire competenze uniformi e di qualità su tutto il territorio nazionale. Inoltre, si ampliano i contesti operativi dell’OSS: non solo ambito sanitario e sociale, ma anche scuole, istituti penitenziari e servizi di salute mentale.

Anche i requisiti di accesso vengono rivisti in un’ottica inclusiva: basta aver compiuto 18 anni ed essere in possesso della licenza media (primo ciclo di istruzione). Ciò dovrebbe facilitare l’ingresso di più giovani in questa professione, rispondendo alla carenza di personale. Al tempo stesso, per mantenere elevata la qualità, sia i “nuovi” OSS sia gli assistenti infermieri (vedi oltre) dovranno seguire un aggiornamento professionale continuo: almeno 1 ora di formazione per ogni mese lavorato, da recuperare entro i triennio successivo. Questo obbligo di formazione continua garantisce che le competenze restino sempre al passo con le esigenze di servizio.

L’Assistente Infermiere: chi è e cosa fa il “super OSS”

La vera novità introdotta dal Ministero della Salute è l’Assistente Infermiere, talvolta soprannominato “super OSS”. Si tratta, in pratica, di un OSS specializzato attraverso un percorso formativo aggiuntivo, così da poter svolgere mansioni a carattere più sanitario, senza però sostituirsi all’infermiere. L’assistente infermiere opera accanto all’infermiere in ospedale, RSA, servizi domiciliari e altre strutture socio-sanitarie, svolgendo attività delegate in base ai protocolli infermieristici. Le competenze principali di questa figura includono ad esempio: rilevazione di parametri vitali, somministrazione di ossigeno e primo soccorso, supporto nella preparazione e somministrazione di terapie su indicazione dell’infermiere, esecuzione di semplici medicazioni, assistenza nell’organizzazione dei servizi e attività di esecuzione sanitaria di base per i pazienti. Importante sottolinear che l’assistente infermiere non agisce mai in autonomia: tutte le sue attività sono svolte su delega e sotto supervisione dell’infermiere, attenendosi ai piani di assistenza predisposti da quest’ultimo. In altre parole, si configura come un supporto qualificato che rafforza la squadra assistenziale senza intaccare le competenze riservate agli infermieri.

Diventare Assistente Infermiere richiede un ulteriore percorso formativo aperto solo a chi è già OSS qualificato. In particolare, può accedere al corso chi possiede la qualifica OSS e un diploma di scuola secondaria di secondo grado con almeno 24 mesi di esperienza lavorativa come OSS. In alternativa, è prevista una deroga per gli OSS senza diploma: se hanno almeno 5 anni di esperienza negli ultimi 8, possono accedere al corso purché frequentino prima un modulo propedeutico aggiuntivo di 100 ore. Il corso da assistente infermiere ha una durata variabile tra 6 e 12 mesi per un totale minimo di 500 ore di formazione, di cui 200 ore di teoria, 280 ore di tirocinio pratico in corsia e 20 ore di esercitazioni/simulazioni. Al termine è previsto un esame teorico-pratico: superandolo si ottiene un attestato di qualifica nazionale valido in tutta Italia. Anche per gli Assistenti Infermieri vale l’obbligo formazione continua annuale di almeno 1 ora/mese lavorato, analogo a quello degli OSS.

Quali mansioni aggiuntive potrà concretamente svolgere un Assistente Infermiere rispetto a un OSS? Oltre alle attività già menzionate, i decreti attuativi elencano procedure come: esecuzione di elettrocardiogrammi (ECG), misurazione di glicemia e altri parametri mediante puntura capillare, gestione di nutrizione enterale per pazienti stabili, aspirazione di secrezioni in pazienti con tracheostomia stabilizzata, medicazione e pulizia di stomie, e – in condizioni di stabilità clinica e sempre su indicazione dell’infermiere – preparazione e somministrazione di farmaci per via orale, topica, rettale, ecc. (le iniezioni intramuscolari/sottocutanee restano possibili sotto supervisione diretta dell’infermiere). Si tratta dunque di compiti di natura più tecnica e sanitaria, finora solo marginalmente affidati agli OSS, che l’assistente infermiere potrà assumere alleggerendo il carico degli infermieri nelle attività standardizzate e di routine.

Transizione graduale e prossimi passi nei prossimi mesi

È compatibile che l’introduzione di queste figure generi preoccupazione tra gli operatori e i responsabili delle strutture, ma le istituzioni hanno previsto una transizione graduale per garantire continuità e chiarezza. Innanzitutto, chi aveva già conseguito la qualifica di OSS con formazione complementare in assistenza sanitaria (il cosiddetto OSSS, istituto da un accordo del 2003) non perderà il proprio investimento formativo: questa qualifica viene infatti riconosciuta come equipollente all’Assistente Infermiere, a condizione di completare un breve corso integrativo di almeno 30 ore entro tre anni. In pratica, un OSS “specializzato” di vecchio ordinamento potrà diventare Assistente Infermiere con un aggiornamento mirato, senza dover rifare da zero tutto il percorso. Questo punto è imprescindibile per tranquillizzare gli OSS esperti che temevano di essere scavalcati o dequalificati: al contrario, la riforma tende a valorizzare chi ha già esperienza, riconoscendone le competenze acquisite.

Per quanto riguarda gli OSS tradizionali, non c’è alcuna decadenza della qualifica: continueranno a svolgere il loro prezioso ruolo nelle strutture. I nuovi corsi OSS adotteranno però i programmi aggiornati da 1000 ore. È previsto un periodo di adeguamento: i corsi di formazione OSS già iniziati secondo la vecchia normativa potranno proseguire e concludersi, purché entro 24 mesi dall’entrata in vigore dei nuovi decreti. Questo significa che fino al 2027 circa avremo in uscita OSS formati col vecchio ordinamento, mentre gradualmente subentreranno quelli formati col nuovo standard. Allo stesso modo, vengono sospesi i nuovi corsi per OSSS (la formazione complementare) poiché superati dalla figura dell’assistente infermiere.

Nei prossimi mesi assisteremo all’emanazione di linee guida regionali per attuare concretamente queste novità sul territorio. La formazione di OSS e Assistenti Infermieri, infatti, è demandata alle Regioni e Province Autonome, che dovranno organizzare i corsi tramite enti accreditati garantendo uniformità nazionale ma anche flessibilità rispetto ai fabbisogni locali. Ad esempio, alcune Regioni hanno già preso provvedimenti: la Regione Sardegna ha temporaneamente sospeso l’avvio di nuovi corsi OSS/OSSS in attesa di recepire e pubblicare le proprie delibere attuative. Ci si aspetta che a breve ogni Regione definisca i requisiti aggiornati per enti formatori, docenti e corsisti, i nuovi standard didattici e apra i bandi per iscriversi ai percorsi di qualificazione secondo il nuovo profilo. Per i direttori delle strutture e gli operatori, è importante tenersi aggiornati attraverso canali istituzionali locali: i siti delle Regioni, degli Assessorati alla Sanità e i bollettini ufficiali pubblicheranno via via tali disposizioni. In ogni caso, nessun cambiamento operativo sarà improvviso: il legislatore ha predisposto fasi di transizione proprio per assicurare che l’implementazione avvenga in modo ordinato e senza carenze di personale nelle strutture.

Una riforma da accogliere con fiducia (ma senza abbassare la guardia)

In conclusione, l’aggiornamento del profilo OSS e l’introduzione dell’Assistente Infermiere rappresentano un passo in avanti importante per migliorare la qualità dell’assistenza nelle RSA e in tutti i servizi socio-sanitari. Direttori di struttura per anziani e OSS possono stare tranquilli: queste figure sono pensate per rafforzare le équipe, non per creare contrapposizioni. Come evidenziato dagli esperti del settore, l’assistente infermiere sarà “fortemente dipendente e supervisionato dall’infermiere professionale” un collaboratore aggiuntivo e non sostitutivo dell’infermiere. Il suo inserimento, se ben gestito, permetterà di alleggerire gli infermieri da compiti routinari (es. rilevazioni, medicazioni di base, somministrazioni semplici) a beneficio di una migliore organizzazione interna e di un’assistenza più tempestiva per gli ospiti. Dal canto loro, gli OSS mantengono il proprio ruolo fondamentale nell’assistenza di base: la riforma anzi ne rafforza la professionalità tramite una formazione più strutturata e il riconoscimento formale di un percorso di carriera (potendo aspirare a diventare Assistenti infermieri).

Naturalmente, perché questa innovazione dia i frutti sperati, sarà essenziale applicarla correttamente. Le associazioni di categoria raccomandano di evitare un uso improprio degli Assistenti Infermieri: devono “coadiuvare ma non sostituire l’infermiere” nella pratica quotidiana, e la loro introduzione non deve diventare un pretesto per ridurre la qualità o risparmiare sul personale qualificato. Su questo punto c’è ampia convergenza: investire su OSS più formati e su Assistenti Infermieri ha senso solo se inserito in un progetto organizzativo virtuoso, dove ogni figura opera al massimo delle proprie competenze senza sconfinamenti. I direttori delle RSA potranno anzi trarre beneficio da queste nuove professionalità, a patto di integrarle con chiarezza nei protocolli e favorire sempre la collaborazione multiprofessionale.

In definitiva, la creazione dell’Assistente Infermiere e la revisione dell’OSS sono una risposta concreta a problemi ben noti (carenza di infermieri, bisogni assistenziali crescenti) e possono segnare un’evoluzione positiva per il settore. Informarsi e formarsi sulle novità è il primo passo per gestire al meglio il cambiamento. Con figure più qualificate e ben coordinate in squadra, le strutture socio-sanitarie avranno nuovi strumenti per affrontare le sfide future, garantendo standard di cura elevati e maggiore sicurezza sia agli operatori sia ai pazienti.

Bibliografia

  • Quotidiano Sanità, “Assistente infermiere e nuovo Oss: si parte. I decreti in Gazzetta Ufficiale” (2025);
  • Nurse Times, “Sanità pubblica, arrivano assistente infermiere e nuovo Oss: più personale, più incertezze?” (2025);
  • Consulcesi, “Il servizio sanitario si trasforma: nasce l’assistente infermiere e si aggiorna il profilo OSS” (2025);
  • LavoroXte (Regione Sardegna), “Stop ai nuovi corsi OSS e OSSS: … in attesa delle nuove linee guida” (2025);
  • Vita.it, “Assistente infermiere, una nuova figura per gli anziani e cronicità” (2025).

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