Assistiamo oggigiorno ad una crescita continua dell’aspettativa di vita, con la conseguenza che l’età media è destinata ad aumentare. Sebbene questo dato risulti essere un indicatore di benessere del nostro Paese, bisogna tener conto che ci troviamo di fronte ad un invecchiamento demografico, con il risultato che ci si deve confrontare con nuove condizioni proprie delle persone anziane.

La “fragilità delle persone anziane

Generalmente in condizioni di età avanzata distinguiamo due differenti categorie di anziani: chi gode di ottima salute sia fisica che mentale e chi invece purtroppo si ammala più facilmente di malattie croniche. Inoltre, è tipica dell’età anziana quella sindrome geriatrica indicata come “fragilità” che definisce uno stato di aumentata vulnerabilità che deriva dal declino delle riserve funzionale di molti sistemi fisiologici.

L’anziano “fragile”, nel quale sono spesso coesistenti problematiche di tipo socio-economico, quali soprattutto solitudine e povertà, è così definito in quanto in seguito al manifestarsi di un fattore di stress o di un evento particolarmente sconvolgente manifesta un recupero più lento e mai del tutto completo a differenza dell’anziano “non fragile” che accusa il colpo per poi ritornare alla sua normalità ed alla sua condizione di benessere iniziale.

I fattori che caratterizzano l’anziano fragile

Molti studi hanno designato alcuni fattori che contribuiscono a definire la fragilità dell’anziano che sono molteplici e di diversa natura come:

  • Alimentazione incongrua
  • Stato socio-ambientale critico
  • Rischio o presenza di dipendenza funzionale
  • Abuso alcolico o di fumo
  • Povertà, sedentarietà e solitudine
  • Alto rischio di ospedalizzazione

Ad oggi, non si è ancora scoperta quale potrebbe essere una terapia in grado di guarire questa condizione che affligge una grossa fetta della popolazione anziana, ma uno strumento fondamentale ai fini della identificazione dell’anziano fragile e della valutazione complessiva del paziente anziano, risulta essere quello della Valutazione Multidimensionale – VMD (o Multidisciplinare).

La Valutazione Multidimensionale: cos’è e come funziona

La Valutazione Multidimensionale permette di effettuare un’analisi globale del soggetto, attraverso la valutazione del suo stato fisico, funzionale, mentale e sociale, in modo da poter giungere ad un intervento il più possibile personalizzato.

Attraverso la VMD è possibile impostare il piano terapeutico e riabilitativo per ridurre i fattori di rischio di fragilità permettendo il recupero dalla condizione acuta, riducendo al minimo la perdita della riserva funzionale e a conservare l’abilità funzionale globale.

Il tempestivo riconoscimento delle situazioni a rischio di fragilità, consente di intervenire con procedure preventive, come esercizio fisico, incoraggiamento al movimento e quindi lotta alla sedentarietà, revisione dei farmaci assunti, miglioramento della dieta.

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